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12
FEB
2016

Un articolo di Unimondo sui progetti educativi

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10 febbraio alle ore 20:02 ·
Perché realizzare progetti educativi antirazzisti


La promozione di un progetto culturale decisamente antirazzista e antidiscriminatorio, di convivenza e cittadinanza plurale, risulta compatibile con approcci educativi e formativi in Italia, dove la pedagogia interculturale, sorta alla fine degli anni ‘80, ha progressivamente introdotto un’ottica innovativa nella Scuola. (Laura Tussi)

La promozione di un progetto culturale decisamente antirazzista e antidiscriminatorio, di convivenza e cittadinanza plurale, risulta compatibile con approcci educativi e formativi in Italia, dove la pedagogia interculturale, sorta alla fine degli anni ‘80, ha progressivamente introdotto un’ottica innovativa nella Scuola, nel percepire e recepire l’altro nell’immigrazione e nella convivenza multiculturale. Infatti, secondo l’approccio pedagogico, l’altro non è più considerato solo come portatore di problemi, di istanze deficitarie, di conflitti, ma come opportunità e risorsa di crescita personale e di sviluppo sociale.

Il nostro Paese ha iniziato a confrontarsi con il fenomeno migratorio solo alla fine degli anni ‘70. [i] La pedagogia ha attinto dall’esperienza estera e ha recepito l’approccio interculturale, evitando i limiti dell’etnocentrismo e del nazionalismo, transitando da forme compensative dei bisogni alla valorizzazione delle differenze in forme ingenue e folcloristiche, fino ad approdare ad un paradigma interculturale e transculturale compiuto, di scoperta e valorizzazione della cultura identitaria personale, propria e dell’altro, in una prospettiva dialogica, centrata sull’incontro tra soggetti più che tra sistemi culturali differenti.

Così l’educazione interculturale si colloca in una società complessa, dove il pluralismo è la norma, affrontando le problematiche ricollegabili a un’immigrazione non transitoria, ma stabile, nella costruzione di un futuro della convivenza, a partire dall’identità e dalla memoria storica del soggetto e del contesto d’appartenenza. [ii] Un’altra importante chiave di lettura, formulata dalla riflessione interculturale, riguarda un capovolgimento di prospettiva, ossia la presenza di bambini, studenti e famiglie migranti, nei servizi educativi e nella scuola, che rappresentano complessivamente un’occasione preziosa per ripensare i propri modelli educativi, didattici, relazionali, organizzativi e per porli in condivisione e discussione.

La capacità di accoglienza e di promozione del successo scolastico degli alunni migranti nella scuola permette di verificare il livello di accoglienza del sistema scolastico per sviluppare modalità educative positive per tutti: insegnanti, studenti e genitori. I migranti, all’interno del sistema scuola, fungono da evidenziatori potenti degli assi culturali e organizzativi dei metodi educativi e formativi, tramite la disponibilità a operare una riflessione critica su se stessi, oltrepassando le rigidità dogmatiche, le posizioni difensive, attraverso un decentramento dello sguardo, per cogliere come l’altro guarda noi stessi e come permette la reciproca comprensione, senza osservare asetticamente, capire a distanza e incasellare l’altrui diversità…

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